Note confidenziali

autoritratto

Tanti anni fa fu chiesto all’artista di fare una pittura sul tema “Emanuele”. Ne risultò questo disegno in seppia, dal titolo Emanuele. Con il tempo si creò la leggenda metropolitana che Emanuele fosse o l’artista stesso, o il suo fedele ritratto.

Sarebbe stolto e vano cercare dietro i suoi dipinti il carattere di un artista. Potremmo, questo sì, trovarvi la storia; ma sarebbe una storia altra da quella inscritta nella biografia, cioè nella storia ufficiale che s’usa inventare per dare un passaporto di rispettabilità e di credibilità alla vita. Sarebbero piuttosto delle storie, dei capricci mutevoli, in cui ciascuno in fondo potrebbe metterci del suo.

Per questo non vi diremo, per esempio, se l’artista sia nato o no a Rodi, in Grecia, se il suo giorno di nascita sia proprio il 5 maggio (lo stesso del mortal sospiro di Napoleone). Non sapremo mai nemmeno dove abbia trascorso la felice giovinezza. Sappiamo però che l’artista vide Napoli, Roma, Torino e altre memorabili città, prima di trasferirsi nella sua attuale cittadina.

Non forniamo notizie più precise per evitare che l’artista, messo dinanzi al suo vero ritratto, si reputi obbligato a restare fedele a quel ritratto.

L’arte infatti è libera, e deve restare (intesa) così: senza modelli né artefici, né padroni.

La sala della pittura

Chi dipinge si espone sempre: foss’anche con un niente. Qui l’artista, in una folgorazione di smarrimento surrealista, ha ritratto la propria allieva cogliendola nell’attimo in cui i suoi pensieri affogano in una tela bianca.
Del resto, l’arte non appartiene alla visione, non dà all’occhio dei guardoni.

Come dell’artista vi è stato detto tutto, così vi diremo tutto anche delle sue esposizioni.

In breve, l’artista ha vissuto (“vissuto”, come si usa dire, ma mentre c’era non si accorgeva di esserci: viveva direttamente, senza bisogno di viversi) differenti periodi, e in alcuni momenti e in certi dipinti si è esposto di più, in altri meno. Ma, sia più o sia meno, si è esposto sempre, si espone ciascuna volta in cui dipinge.

Persino la sua allieva, quando per pavidità aveva cercato di cavarsela seguendo il maestro, ha finito di fatto per esporsi lasciando che il suo caso diventasse materia d’arte e di studio.

Questo è quanto di essenziale c’era da dire sull’esporsi. Dove avvenga non ha molta importanza: che sia a Milano, a Roma, a Bologna, a Bergamo o in altre città d’Italia. All’estero, in Virginia o in Sudafrica, o anche sull’internet, ora. Luogo che la gente passa, si ferma, ascolta, domanda, a volte acquista.

Il luogo è sempre la bottega. Il luogo, la stanza, la sala che esistono soltanto, non importa dove, in virtù della pittura e del suo tempo. La sala della pittura dunque, dove in solitudine il pittore colora quel che di prezioso della vita intende.

Giramondi (e capelloni)
olio su tela 50x60

Tante mele, ma una (il desiderio)
olio su tela 60x70

Serenata (al chiaro di luna)
olio su tela 50x70

Il destino (ha il naso lungo)
olio su tela 40x50

Ritratto del mio amico Manolis (prima di farsi barba e capelli)
pastello 40x50

Arte e verità

Molte volte l’artista è stato sinceramente calunniato da brav’uomini che gli hanno fatto le lodi.
Questi l’ha preso per un profondo metafisico e ne ha apprezzata l’innata sapienza come dosatore di colori. E mi ricorda l’insegnante di una scuola materna che aveva rimproverato un bambino, il quale voleva dipingere di rosa un sole giallo.
Quest’altro ne ha fatto un visionario, ma talmente perfetto e rigoroso da non consentirgli, nelle sue opere, nemmeno un errorino.
Un terzo ha visto nei suoi quadri il ritratto della mamma e, siccome la mamma ha sempre ragione, ha concluso che la pittura dell’artista esalta la verità.

Mah!… A nessuno è venuto in mente che Emanuele dipinge così, come viene viene. Diversamente, forse, non potrebbe…

E che poi piaccia… ma che importanza ha?

Le critiche

“Il suo naturale senso cromatico traspare chiaramente dai suoi lavori; le tonalità calde, la scelta dei soggetti, la tecnica accurata, sono gli ingredienti essenziali che Guardascione sa ben dosare, per raggiungere specie in certe scene d’ambiente, quel lirismo sincero che lo caratterizza; molto conosciute ed apprezzate sono le sue nature morte e i suoi ritratti, dove, con il senso quasi metafisico, riesce ad esprimere il meglio di se stesso”.

Lorenzo Belli (Roma)

“Le sue opere che si pongono nel filone di un iperrealistico, inducono punto a riflettere sui contenuti di tutto ciò con il quale l’uomo viene a contatto, per cui la sua pittura diviene autentico messaggio rapportato a una visione poetica della vita stessa, che l’uomo è chiamato a condurre tra le meraviglie del creato, che lo attorniano. Superfluo sottolineare, con la validita di questa interpretazione, la perfetta esecuzione del disegno e le armoniose sequenze cromatiche. La pittura di Guardascione non ammette errori di sorta”.

Lino Lazzari (Bergamo)

“Nella sua pittura si possono riscontrare quelli che sono i sintomi di una esaltazione del vero. il linguaggio iperrealistico si confonde con la pittura di Guardascione. Egli osserva la realtà, attraverso occhi che paiono catalizzarla e fermarla in un istante ipotetico. Passato, presente e futuro, non diventano logici in una pittura che fa della figurazione attenta il proprio vessillo”.

Antonio de Santis

“Ben vengano, dunque, quei pittori che hanno conservato il senso della bottega, senza arrampicarsi sugli specchi sdrucciolevoli delle dialettiche e che illuminano con le loro opere l’infelicità della nostra ignoranza”.

C.F. (Milano)

“Sintesi pregevoli e raffinate di armoniose forme naturali, di esperienze e motivi legati alla quotidianità, attraverso cui è possibile riscoprire l’identità del mondo e il sapore della vita, le composizioni pittoriche di Guardascione si distinguono per l’assoluto nitore del loro linguaggio che, partendo dal rispetto dell’oggettività, evolve verso surreali intonazioni espressive, pervase da fremiti di intensa vitalità. Pittura di ottima fattura, nella quale il dato rappresentativo diviene simbolo, aprendo orizzonti nuovi alla percezione, non limitandola entro i confini di una fedele identificazione del vero, favorendo un’osmosi tra realtà, sogno e simbologia da cui derivano messaggi densi di poetici richiami”.

(S. Perdicaro)

Emanuele Guardascione  •  via Bastone 57 - 24044 Dalmine BG  •  telefono +39 035 563491  •  cellulare +39 3336118557